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L’applicazione dell’aliquota IVA nel campo dell’energia elettrica

Autore: ServiziPerUtenzePubblicato il Data:

L’imposizione fiscale in materia di imposta sul valore aggiunto (IVA) è disciplinata dal D.P.R. 26.10.1972 n. 633 (modificato più volte). Nel dettaglio l’articolo 16 stabilisce l’aliquota del 22% come aliquota ordinaria, richiamando l’applicazione di un’aliquota ridotta del 10% per le operazioni che hanno per oggetto i beni e i servizi elencati nell’allegata Tabella A.

L’energia elettrica compare nella parte III della  Tabella A allegata al D.P.R. 26.10.1972 n. 633 e in particolare si deve vedere, tra l’elenco,  il punto 103 che riporta:

103) energia elettrica per uso domestico; energia elettrica e gas per uso di imprese estrattive, agricole e manifatturiere comprese le imprese poligrafiche, editoriali e simili; energia elettrica per il funzionamento degli impianti irrigui, di sollevamento e di scolo delle acque, utilizzati dai consorzi di bonifica e di irrigazione; energia elettrica fornita ai clienti grossisti di cui all’articolo 2, comma 5, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79; gas, gas metano e gas petroliferi liquefatti, destinati ad essere immessi direttamente nelle tubazioni delle reti di distribuzione per essere successivamente erogati, ovvero destinati ad imprese che li impiegano per la produzione di energia elettrica”;

Con la circolare del Ministero delle Finanze  n. 26 del 19 marzo 1985  è stato precisato che per l’individuazione delle imprese beneficiarie occorre fare riferimento al D.M. 29 ottobre 1974 che deve intendersi sostituito dal D.M. 31 dicembre 1988 in vigore dal 1° gennaio 1989, recante la tabella dei coefficienti di ammortamento, nel quale le imprese estrattive e manifatturiere sono quelle comprese nei gruppi da IV a XV:

  • industrie estrattive di minerali metalliferi e non (gruppo IV);
  • industrie manifatturiere alimentari (gruppo V);
  • industrie manifatturiere del legno (gruppo VI);
  • industrie manifatturiere metallurgiche e meccaniche (gruppo VII);
  • industrie manifatturiere dei minerali non metalliferi (gruppo VIII);
  • industrie manifatturiere chimiche (gruppo IX);
  • industrie manifatturiere della carta (gruppo X);
  • industrie manifatturiere delle pelli e del cuoio (gruppo XI);
  • industrie manifatturiere tessili (gruppo XII);
  • industrie manifatturiere del vestiario, dell’abbigliamento e dell’arredamento (gruppo XIII);
  • industrie manifatturiere della gomma della guttaperga e delle materie plastiche (gruppo XIV);
  • industrie poligrafiche, editoriali ed affini (gruppo XV).

Così che, ai fini dell’inquadramento o meno di una impresa tra quelle beneficiarie dell’aliquota IVA agevolata del 10 per cento, occorre verificare, in prima istanza, se l’attività interessata rientra o meno tra quelle di cui ai gruppi da IV a XV del D.M. del 31 dicembre 1988 e, qualora l’attività esercitata non sia classificabile nei predetti gruppi, potrà farsi utile riferimento alla classificazione ATECO 2007 al fine di verificare se la stessa, in quanto rientrante nella sezione C, possa considerarsi “attività manifatturiera”.

Elementi utili ai fini della classificazione di un’attività tra quelle manifatturiere possono desumersi anche dalle note esplicative dell’ISTAT alla suddetta classificazione laddove si legge che “le unità manifatturiere possono:

  • lavorare direttamente i materiali;
  • subappaltare una parte della lavorazione dei materiali;
  • subappaltare l’intera lavorazione dei materiali propri e non, mantenendo la proprietà legale ed i brevetti del prodotto;
  • portare a termine le lavorazioni subappaltate menzionate sopra.

COSA FARE SE SI PENSA DI AVERNE DIRITTO?

Ai fini dell’applicazione dell’aliquota ridotta le imprese utilizzatrici che ne hanno titolo debbono inviare alle imprese erogatrici apposita richiesta scritta, valida fino a revoca, contenente la dichiarazione, sotto la propria responsabilità, di trovarsi nelle condizioni soggettive previste dalla legge e che l’energia elettrica sarà utilizzata nell’esercizio dell’impresa estrattiva o manifatturiera o altro caso espressamente previsto dal punto 103 della Tabella A parte III del D.P.R. 633/72.

Tutti i fornitori hanno al riguardo previsto apposita modulistica sui propri siti.

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Prezzi del mercato all’ingrosso dell’energia elettrica- aggiornamento mensile (dati €/MWh)

Autore: ServiziPerUtenzePubblicato il Data:

I valori solo espressi in €/Mwh e non comprendono le perdite di rete. Il PUN per fasce rappresenta una media dei prezzi orari che si formano giornalmente nel mercato all’ingrosso (fisico) e che per prassi costituiscono il principale riferimento degli operatori della vendita di energia.

Fonte: I suddetti prezzi sono pubblicati dalla società Gestore del Mercato Elettrico S.p.a. e reperibili sul sito www.mercatoelettrico.org nella sezione delle statistiche

 

2014 F1 F2 F3 PUN
Gennaio 69,000 66,960 48,950 59,270
Febbraio 61,310 59,860 38,870 51,340
Marzo 53,620 55,590 36,850 46,730
Aprile 49,670 55,660 38,370 45,760
Maggio 48,300 55,990 40,240 46,660
Giugno 52,620 52,300 40,780 47,020
Luglio 48,900 50,140 42,270 46,420
Agosto 47,040 52,660 44,380 47,170
Settembre 62,390 63,520 51,270 57,970
Ottobre 69,280 70,680 51,700 62,230
Novembre 67,250 60,390 43,460 54,590
Dicembre 70,550 67,770 49,140 59,580
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Audit energetici obbligatori per le grandi imprese: scadenza 5 dicembre 2015

Autore: ServiziPerUtenzePubblicato il Data:

Il quadro normativo europeo

L’articolo 2 della Direttiva 2012/27 definisce l’audit energetico come “una procedura sistematica finalizzata ad ottenere un’adeguata conoscenza del profilo di consumo energetico di un edificio o gruppo di edifici, di una attività o impianto industriale o commerciale o di servizi pubblici o privati, a individuare e quantificare le opportunità di risparmio energetico sotto il profilo costi-benefici e a riferire in merito ai risultati.”

L’articolo 8 poi entra nel merito è al comma 4 prevede l’obbligo, per le imprese non PMI, di svolgere audit energetici ad opera di esperti qualificati e/o accreditati entro il 5 dicembre 2015 e almeno ogni quattro anni dalla data del precedente audit energetico.

Il comma 5 dell’art. 8 rimanda all’Allegato VI per i criteri minimi fondati che sono i seguenti:

a) sono basati su dati operativi relativi al consumo di energia aggiornati, misurati e tracciabili e (per l’energia elettrica) sui profili di carico;

  1. b) comprendono un esame dettagliato del profilo di consumo energetico di edifici o di gruppi di edifici, di attività o impianti industriali, ivi compreso il trasporto;
  2. c) ove possibile, si basano sull’analisi del costo del ciclo di vita, invece che su semplici periodi di ammortamento, in modo da tener conto dei risparmi a lungo termine, dei valori residuali degli investimenti a lungo termine e dei tassi di sconto;
  3. d) sono proporzionati e sufficientemente rappresentativi per consentire di tracciare un quadro fedele della prestazione energetica globale e di individuare in modo affidabile le opportunità di miglioramento più significative.

Gli audit energetici consentono calcoli dettagliati e convalidati per le misure proposte in modo da fornire informazioni chiare sui potenziali risparmi. I dati utilizzati per gli audit energetici possono essere conservati per le analisi storiche e per il monitoraggio della prestazione.”

Il quadro normativo italiano

La normativa europea è stata recepita in Italia dall’articolo 8 del D.Lgs. 102/2014:

“ 1. Le grandi imprese eseguono una diagnosi energetica, condotta  da società di servizi energetici, esperti in  gestione  dell’energia  o auditor energetici e da ISPRA relativamente  allo  schema  volontario EMAS, nei siti produttivi localizzati sul territorio nazionale  entro il 5 dicembre 2015 e successivamente ogni 4 anni, in  conformità  ai dettati di cui all’allegato 2 al presente decreto.”

 

 

Si evidenzia che a partire dal 19 luglio 2016 gli audit/diagnosi dovranno essere realizzati esclusivamente da  soggetti certificati  da  organismi  accreditati  ai  sensi  del   regolamento comunitario n. 765 del 2008

Per capire chi sono le “Grandi Imprese” dobbiamo rifarci alla normativa europea che non parla di Grandi Imprese ma dispone che tutto ciò che non sia PMI è grande impresa. Tale principio è chiaramente espresso al comma 6 dell’articolo 8 della Direttiva.

Si ricorda che le PMI sono quelle imprese che soddisfano i seguenti requisiti:

  • impiegano meno di 250 persone
  • il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro o il cui totale di bilancio non supera i 43 milioni di euro.

L’aspetto controverso della normativa italiana è che riporta la locuzione “siti produttivi” introducendo un obbligo che sembra applicarsi al singolo edificio, alla singola filiale, alla singola sede a prescindere dalla rilevanza energetica di quell’edificio. Su questo punto possibile che prima della scadenza vi siano dei chiarimenti ministeriali in merito.

Le diagnosi energetiche sono condotte sulla base dei criteri minimi fissati nell’Allegato 2 al D.Lgs e identici all’allegato VI della Direttiva Europea (sopra riportati).

Sanzioni

Le sanzioni sono di due tipologie:

  • omessa diagnosi da 4.000 a  000 €;
  • diagnosi non conforme da 2.000 a 20.000 €.

Esclusioni

L’ obbligo  non si applica alle grandi imprese che hanno adottato sistemi di gestione conformi EMAS e alle norme ISO 50001 o EN ISO 14001, a condizione che il sistema di gestione  in  questione  includa  un  audit  energetico realizzato in  conformità  ai  dettati  di  cui  all’allegato  2  al presente decreto.  I  risultati  di  tali  diagnosi  sono  comunicati all’ENEA e all’ISPRA che ne cura la conservazione.

 

 

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Bolletta 2.0: dal 1° gennaio 2016 il quadro dettaglio sarà consultabile on-line

Autore: ServiziPerUtenzePubblicato il Data:

Con il termine “Bolletta 2.0” l’Autorità per l’energia ha voluto nominare il nuovo layout che, a partire dal 1° settembre 2015, dovranno obbligatoriamente avere per la maggioranza degli utenti  le bollette di elettricità e gas.

Non sappiamo ora come reagiranno i fornitori e se vorranno uniformare i propri sistemi di fatturazione su tutti i loro clienti, quindi anche i grandi clienti, oppure distingueranno prevedendo il sistema obbligatorio per le basse tensioni (pubblica amministrazione esclusa) e quello discrezionale (da contratto) riservato alle medie e alte tensioni.

Esprimiamo le nostre perplessità sull’utilizzo della locuzione 2.0 in considerazione del fatto che una parte della fattura sarà consultabile solo tramite strumenti informatici mentre l’invio sarà a tendere comunque quello dell’email.

Molto più interessante, sarebbe stato, a giudizio di Servizi per Utenze, se la locuzione fosse utilizzata a seguito della trasformazione del dato di consumo di un cliente in un dato “open-data” accessibile a tutti. Si sarebbe dato un forte impulso alla creazione di nuovi servizi a beneficio del consumatore, ma su questo sembra che l’Autorità ci stia lavorando.

In ogni caso, avremo nuove fatture più chiare (meno informazioni) ma certamente meno trasparenti in quanto il dettaglio sarà consultabile solo tramite internet.

La vera novità passata in sordina è l’obbligo di inserire il costo medio unitario della fornitura al lordo delle imposte nel quadro sintetico. Sarà un dato importante che balzerà agli occhi del consumatore finale (famiglia o piccola impresa) ma che potrebbe anche riservare brutte sorprese quando ci saranno bonus o quando capiteranno conguagli e su come tale dato verrà utilizzato nel fare i confronti. Sarebbe forse stato più utile definirlo solo per la parte materia prima energia oggetto di contrattazione? (si riporta figura proposta dall’Autorità durante la consultazione).

In ogni caso, i servizi offerti da noi (contattaci) possono fare chiarezza in un mercato dinamico quale quello dell’energia che appare sempre meno trasparente.

fonte DCO AEEG
fonte DCO AEEG
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I Sistemi efficienti di Utenza al nastro di partenza

Autore: ServiziPerUtenzePubblicato il Data:

Il termine “Sistemi efficienti di utenza” (di seguito SEU) è stato introdotto per legge nel 2008 ma la sua piena efficacia si  è scontrata con un iter giuridico complesso che, solo di recente, sta per vedere la luce essendo state pubblicate in consultazione sia le regole tecniche di qualificazione che l’applicazione delle maggiorazioni sull’energia prelevata dalla rete pubblica.

La portata innovativa dei SEU risiede, laddove vi siano le condizioni, nella possibilità di gestire il minor costo dell’autoconsumo alla pari di un incentivo strutturando un’operazione che, anche sul piano finanziario e fiscale, possa ripagare in un periodo di tempo congruo per l’investitore l’intera operazione di acquisto od uso di nuovi impianti da cogenerazione o da fonti rinnovabili.

Attraverso i SEU è possibile implementare processi di autoproduzione di energia con interessanti ritorni economici rendendo conveniente per l’impresa la dotazione di nuovi impianti anche senza la presenza di nuovi incentivi ma puntando sull’economicità dell’energia autoconsumata rispetto al costo di quella prelevata dalla rete pubblica.

Servizi per Utenze, tra le sue attività, svolge consulenza per l’ottenimento della qualifica presso la società GSE degli impianti e possiede il know-how completo per l’implementazione del progetto presso le utenze nell’ottica di ottenere le maggiori convenienze.

Occorre infatti sapere che ad oggi il quadro regolatorio inerente i SEU presuppone la conoscenza del mercato energetico nel suo complesso essendo necessario valorizzare al massimo l’energia autoconsumata dall’impianto ma anche valutare con attenzione l’ottimizzazione del valore dell’energia per eventuali esuberi e prelievi verso e dalla rete pubblica. Spesso, infatti, lo schema di contratti  che si cela dietro ad un progetto SEU, necessita di verifiche inerenti il tema della fiscalità, della contrattualistica finanziaria specializzata e richiede conoscenze approfondite in tema di libero mercato.

 

 

 

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Mercato libero del gas metano: come confrontare le offerte

Autore: ServiziPerUtenzePubblicato il Data:

Il gas metano per la propria azienda o per la propria famiglia può essere acquistato scegliendo tra una moltitudine di fornitori e secondo diverse tipologie di offerte: prezzo fisso, indicizzato o altre.

L’aspetto più controverso della liberalizzazione del gas metano è che non tutto il gas fornito in città è uguale in quanto composto da differenti miscele. Per poter scegliere con attenzione una nuova offerta ciò che è importante sapere è sicuramente il valore del Potere Calorifico Superiore (PCS) del gas fornito nel comune o nella provincia di residenza e quindi di consumo.

Il Parametro PCS è obbligatoriamente riportato nelle fatture e, per fare un esempio, quello convenzionale e utilizzato dall’Autorità di settore per determinare le tariffe è pari a 0,03852 GJ/smc (standard metro cubo).

Perché è importante conoscere questo parametro?

Facciamo un esempio partendo dal confronto di una bolletta e dal costo della materia prima (l’unico costo che si può variare). Ipotizziamo un costo materia prima (CMEM) di 0,353881 €/mc e un PCS di 0,0399. Contattiamo un fornitore o andiamo sul sito e vediamo un prezzo di 0,35 €/mc ma relativo ad un PCS di 0,03852.

A prima vista sembrerebbe conveniente (0,35 è inferiore di 0,353881) ma in realtà dobbiamo fare una piccola operazione matematica e convertire tutto nella stessa unità di misura.

Prendiamo il prezzo 0,35 €/smc e lo dividiamo per il PCS (GJ/smc):

0,35/0,03852 = 9,08 €/GJ

Facciamo la stessa cosa con il nostro prezzo di 0,353881 che dividiamo per 0,0399.

0,353881/0,0399 = 8,8691 €/GJ

Il risultato è che il costo pagato è minore di quello offerto e non conviene cambiare.

Si riporta l’andamento della componente CMEM (€/GJ) fissata in via amministrativa dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il servizio idrico per gli utenti domestici. Tale componente costituisce oggi un benchmark di molte offerte riservate anche alle piccole imprese.

Tenere sotto controllo i costi delle famiglie e delle imprese generando un risparmio economico è il nostro obiettivo e per questo riteniamo che ogni impresa e ogni famiglia dovrebbe avere a fianco un proprio assistente indipendente come Serviziperutenze.it

andamento cmem+ccr
andamento cmem+ccr
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Più morosità nei pagamenti delle bollette dell’acqua: l’Autorità apre ai gestori la possibilità di introdurre il deposito cauzionale

Autore: ServiziPerUtenzePubblicato il Data:

L’Autorità di settore in materia di servizi idrici integrati (www.autorita.energia.it) ha accolto le istanze delle società municipalizzate in considerazione della diffusione sempre più estesa del fenomeno della morosità ed ha introdotto nuove regole per consentire ai gestori, in modo omogeneo sul territorio e non discrezionale, di richiedere ai propri utenti il versamento del deposito cauzionale quale forma di tutela rispetto ad eventuali insolvenze.

La deliberazione 86/2013/R/IDR del 2013 e successive modifiche consente (ma non li obbliga) quindi ai gestori, a partire dal 1° giugno 2014, di richiedere un deposito cauzionale in misura pari al valore dei corrispettivi dovuti per un massimo di tre mensilità di consumo storico. Limiti massimi specifici per gli utenti saranno definiti con successiva delibera.

L’Autorità non ha ritenuto opportuno, per ragioni anche di complessità, introdurre forme discrezionali che possano differenziare l’ammontare del deposito tra utenti domestici e non domestici, ad esempio, o tra buoni pagatori e cattivi pagatori. Il risultato è che, anche chi ha sempre pagato regolarmente le proprie fatture dovrà quindi offrire una cauzione alla pari di chi è risultato nel tempo moroso.

Altro aspetto di rilievo è quello di aver limitato ai gestori la possibilità di introdurre deroghe al deposito per consumi sotto i 500 mc/anno. Sopra questa soglia c’è la facoltà di introdurre deroghe (es: assenza di deposito se pagamenti avvengono con RID bancario) ma sotto la soglia tutti i gestori (che vorranno introdurre il deposito) non potranno prevedere forme diverse dal deposito cauzionale.

Poche le garanzie imposte dall’Autorità per gli utenti finali:

  • Il gestore non può richiedere all’utente finale il versamento del deposito cauzionale, né altre forme di garanzia, qualora non abbia adottato e pubblicato una Carta dei servizi conforme alla normativa in vigore;
  • All’utente finale non può essere sospesa la fornitura per un debito il cui valore sia inferiore o pari a quello del deposito cauzionale versato.

Non poche le polemiche sul territorio considerato che complessivamente le spese per l’acqua, l’energia, e i rifiuti crescono di anno in anno a ritmi vertiginosi. L’invito è sempre quello di gestire al meglio le utenze con i servizi offerti da Servizi per utenze e forse anche per l’acqua, diventerà, giustamente, sempre più importante ridurre i consumi.

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Dinamiche attese sui prezzi dell’energia elettrica

Autore: ServiziPerUtenzePubblicato il Data:

Il mercato all’ingrosso di energia elettrica non sembra ancora essere pronto a crescere ma piuttosto si potrebbe confermare un trend stabile se non addirittura proseguire al ribasso nel corso degli ultimi mesi del 2014. Questo perché l’economia mondiale stenta a partire e nei primi sei mesi del 2014, la domanda di energia elettrica italiana è risultata in flessione del 2,8% rispetto ai valori del corrispondente periodo del 2013. Il 2014 sarà un ulteriore anno di contrazione dei consumi elettrici.

Da considerare inoltre la crescita considerevole del contributo delle fonti rinnovabili (idroelettrico incluso) che favoriscono la discesa dei prezzi all’ingrosso. Ma l’elemento che più ha influenzato la Borsa elettrica è il combinato disposto di uno status di overcapacity conil passaggio da un prezzo gas indicizzato al brent sulla base di contratti rigidi (take or pay) ad un prezzo gas spot (PSV e PBGAS). Questi due elementi messi insieme hanno innescato un vero impulso al ribasso dei prezzi.

Quali prospettive per i prossimi mesi?

Lato petrolio siamo in una situazione di “contango” con rischio di aumenti considerevoli dell’offerta di petrolio immessi sul mercato.  Un altro elemento positivo e che potrebbe veramente incidere sul mercato è quello della messa in funzione, per metà 2015, del famoso cavo Sorgente-Rizziconi i cui lavori iniziarono nel luglio del 2010.  Significherebbe che la centrale di San Filippo del Mela ad olio combustibile, non tra le più efficienti, potrebbe non essere più chiamata a produrre energia a beneficio di impianti limitrofi più efficienti. Da notare, anche se l’suo del carbone nel mix elettrico italiano è limitato, che il prezzo del carbone ha registrato negli ultimi anni (2012-2013) un calo continuo proprio per l’elevata concorrenza con il gas sempre più abbondante per effetto dell’incremento di quantità innescato dallo sviluppo dello shale-gas statunitense.

Tra gli elementi che potrebbero far salire i prezzi dell’energia troviamo una quanto mai improbabile brusca ripresa dell’economia e quindi della domanda elettrica, oppure, un evento problematico sulla rete elettrica europea in periodi di elevata manutenzione o un eventuale inverno avaro di piogge che influenzerebbe sulla indice di producibilità idroelettrica. Aumenti rilevanti dei prezzi del gas sui mercati spot potrebbero, ipotizzando anche  un’anticipazione a novembre di un inverno fortemente rigido e una situazione geopolitica instabile (Ucraina-Russia), far crescere i prezzi dell’elettricità ma non ai livelli del 2013.

Complessivamente si conferma un quadro in cui le utenze che hanno sottoscritto  contratti a prezzo fisso devono riflettere sull’opportunità di rinegoziare le proprie condizioni, sicuramente, fuori mercato e optare per due strade percorribili:

  • un nuovo prezzo fisso per il 2015 (più basso rispetto a quello negoziato a fine 2013);
  • un indicizzato  a parametri dei rispettivi mercati all’ingrosso (Pun e Pfor).

Resta sempre attuale il dubbio tra prezzo fisso e prezzo indicizzato al PUN/PFOR. Evidenziamo che avere un contratto a prezzo fisso ti consente di non subire aumenti (e neanche riduzioni) su una parte della fattura stimabile per una piccola impresa in circa il 29% mentre per il restante 71% il trend degli ultimi anni è stato di forti incrementi.

La complessità del mercato e delle sue variabili dovrebbe far riflettere sulla opportunità e la convenienza ad affidare la gestione delle utenze a professionisti per avere sotto controllo i costi dell’energia. 

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