Andamento Oneri di sistema (componenti A e UC) – II trimestre 2016

Autore: ServiziPerUtenzePubblicato il Data:

Servizi per Utenze offre un nuovo servizio finalizzato ad accrescere la trasparenza del mercato elettrico. Ogni tre mesi saranno pubblicati, a seguito dell’aggiornamento dell’Autorità per l’energia, i valori delle componenti A e UC che confluiscono nelle bollette dell’energia elettrica nell’ambito dei servizi di rete. I valori (per utenti domestici e BT)  sono reperibili anche nel nostro emulatore/confrontatore di bollette calcolo.serviziperutenze.it dietro apposita registrazione. Leggi tutto “Andamento Oneri di sistema (componenti A e UC) – II trimestre 2016”

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Sistemi Efficienti di Utenza: il quadro normativo si completa tra mille incertezze

Autore: ServiziPerUtenzePubblicato il Data:

Sono state pubblicate tutte le regole tecniche distinte in base all’entrata in esercizio dell’impianto:

 Importante sapere che la procedura introdotta per la qualificazione degli impianti che producono energia elettrica per uso proprio è funzionale alla definizione dei corrispettivi da pagare sulle fatture di energia elettrica ed impatta su tutte le imprese che utilizzano sistemi di produzione di energia elettrica per uso proprio (cogenerazione, fotovoltaico, eolico, etc..).

Sino ad esso, chi autoconsuma, era libero di configurare l’impianto a proprio modo. Ora non è più così. L’obbligo di qualifica introdotto è finalizzato a verificare il possesso dei requisiti introdotti con il D.Lgs 115/2008 relativamente ai Sistemi Efficienti di Utenza (di seguito SEU) e comporta, come conseguenza applicativa del quadro normativo, la possibilità per alcuni impianti di continuare a godere del diritto a non sostenere i costi relativi alle componenti del trasporto (trasmissione, distribuzione) e agli oneri di sistema (componenti A e UC ed MCT) relativamente all’energia elettrica prodotta da propri impianti e autoconsumata.

La qualifica va richiesta entro il 30 settembre 2015, per gli impianti entrati in esercizio entro la fine del 2014, prestando attenzione in alcuni casi (solo casi SEESEU-C) ad effettuare le necessarie operazione affinché, risulti dal 31 luglio 2015, che tutte le unità di consumo ivi presenti siano gestite da un unico soggetto giuridico e tutte le unità di produzione siano gestite da un unico soggetto giuridico e siano alimentate da fonti rinnovabili e/o cogenerative ad alto rendimento.

Per gli impianti entrati in esercizio dal 1° gennaio 2015 la domanda di qualifica potrà essere effettuata a partire dal 16 luglio 2015 con l’attivazione dello specifico portale sul sito del GSE (www.gse.it).

Se sei un’impresa intenzionata a sistemi di autoproduzione di energia, Servizi per Utenze ti può aiutare nella configurazione tecnica migliore affiancandoti in tutte le fasi: dal business plan sino alla selezione dei partner e alla definizione degli aspetti contrattuali necessari ad ottenere la qualifica SEU.

 

 

 

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Voltura e Switching: lo Sportello può aiutare

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 L’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il servizio idrico è intervenuta sul tema delle volture e delle nuove attivazioni nell’ambito della contrattualistica del settore elettrico.

La Delibera n. 161/2015/R/eel chiarisce che il distributore di energia elettrica competente per zona è il soggetto obbligato ad effettuare la rilevazione del dato di misura registrato dal contatore alla data di voltura o di stipula di un nuovo contratto. L’obbligo non si esaurisce con il tentativo di lettura ma solo con la messa a disposizione del dato effettivo che in ogni caso deve essere fornito al fornitore controparte del contratto entro 5 giorni lavorativi dalla data di attivazione/voltura.

Si ricorda che l’utente finale che intende acquisire la titolarità di un punto di prelievo attivo (voltura) deve rivolgersi al venditore controparte commerciale associata al medesimo punto. Qualora il cliente finale non sia nelle condizioni di accedere alle informazioni utili a identificare la controparte commerciale associata al punto di prelievo, può rivolgersi allo Sportello per il Consumatore di energia.

Servizi per Utenze offre l’assistenza per il corretto invio del reclamo allo Sportello che deve essere il primo passo da compiere prima di agire per vie legali

 

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Benefici dei SEU (Sistemi efficienti di utenza) per gli autoproduttori: obbligo qualifica entro il 31 settembre 2015

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I produttori di energia elettrica per uso proprio, i cosiddetti prosumer, titolari di impianti entrati in esercizio prima del 31 dicembre 2014, hanno tempo sino al 31 settembre 2015 per qualificare il proprio impianto in regime SEU. E’ quanto previsto con la pubblicazione, ai sensi dell’articolo 24 comma 2 del D.L. n.91/2014, del seguente documento:

Esclusi da questo adempimento sono coloro che hanno contratti in regime di scambio sul posto per i quali il GSE detiene tutte le informazioni necessarie per verificare il rispetto dei requisiti SEU.

Le procedure di qualifica sono state pubblicate dal GSE che ha attivato il relativo portale per l’invio telematico della domanda che potrà essere fatto a partire dal 3 marzo 2015.

Solo coloro che si qualificheranno potranno continuare a non sostenere i costi di sistema (oneri A e UC) sull’energia autoconsumata (quindi non prelevata per il tramite di reti pubbliche). Gli altri, compresi quelli che non rispettano i requisiti imposti per la qualifica, dovranno sostenere nuovi costi con addirittura possibile applicazione dal 1° gennaio 2014.

Dall’analisi delle procedure messe in campo dal GSE ai sensi della normativa gli impianti che forniscono più clienti non potranno più godere del beneficio di non pagare i costi di sistema e non potranno essere qualificati, ma per gli altri l’adempimento deve essere fatto in tempo utile.

Facciamo un esempio sull’importanza della qualifica e sui possibili adempimenti da fare:

Un’impresa ha un impianto cogenerativo (non ad alto rendimento) che è stato autorizzato prima del 4 luglio 2008 ed è entrato in esercizio il 20 gennaio 2014. L’impianto soddisfa meno del 70% in termini di rapporto tra energia elettrica prodotta e totale energia elettrica consumata nell’anno. L’impianto alimenta più unità di consumo (es ristorante e albergo) aventi titolarità differenti. Il titolare dell’impianto e i titolari dei POD di consumo potranno qualificarsi ma solo in via transitoria. Dovranno infatti entro il 31 luglio 2015 rispettare le seguenti caratteristiche:

  • unico titolare per gli impianti di produzione presenti nel sito;
  • unico titolare per le unità di consumo (titolarità POD);
  • garantire che l’impianto cogenerativo rispetti i requisiti di alto rendimento.

 

Servizi per Utenze offre il proprio know-how per l’assistenza alla gestione degli impianti di piccola taglia (qualifica SEU, agenzia dogane, ricerca partner per vendita energia con contratti bilaterali). Contattateci per chiarimenti e assistenza: info@serviziperutenze.it

Altri nostri articoli sul tema: link

 

 

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I conguagli sulle bollette di energia elettrica e gas

Autore: ServiziPerUtenzePubblicato il Data:

Il contratto di fornitura di energia elettrica e gas si caratterizza per la somministrazione continuativa del prodotto energia elettrica e/o gas e, ai fini di determinarne esattamente le quantità consumate, subentra una terza parte che è il distributore di energia competente per la zona dove avviene il consumo (i distributori godono della concessione statale per erogare il servizi di trasporto in reti di loro proprietà). In linea teorica il contratto dovrebbe essere a tre parti ma per prassi di settore il consumatore finale dà mandato al suo venditore di stipulare in suo nome e per suo conto il contratto con il distributore.

I distributori di energia, ai sensi di quanto stabilito dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, sono altresì responsabili del corretto funzionamento e della manutenzione dei contatori destinati a misurare il consumo effettuato.

Il contratto pertanto, secondo le norme civilistiche, implica l’impegno per il venditore di consegnare periodicamente un quid (nel caso di specie energia elettrica o gas) al somministrato, il quale è quindi obbligato al pagamento del corrispettivo calcolato in base all’energia prelevata nell’arco di tempo oggetto di fatturazione. In aggiunta il fornitore a nome del cliente stipula il contratto di trasporto con il distributore adempiendo ai relativi impegni.

Il metodo utilizzato per il calcolo dell’importo dovuto al fornitore, in ragione dell’energia prelevata, si fonda tipicamente sulla rilevazione dei dati misurati dal contatore installato nel punto di prelievo (che potrà essere su base oraria, per fasce, o monorario).

Pertanto il distributore invia al fornitore, entro i primi 10 giorni dell’inizio del mese N, una fattura con riportati i valori oggetto di consumo (KWh  e KW nel caso dell’elettricità) relativamente al mese precedente (N-1). Il fornitore a sua volta inserisce i dati ricevuti nel proprio gestionale di fatturazione al fine preparare  la fattura del mese N-1.

Contrariamente a quanto sarebbe logico ritenere con il pagamento della fattura ad opera del cliente dovrebbe esaurirsi l’obbligo di pagamento da parte dell’utente ma la realtà è ben diversa.

Frequentemente possono accadere casi diversi così sintetizzabili:

  1. il fornitore non fa in tempo ad inserire i dati ricevuti (dati reali) e quindi fattura in stima;
  2. il distributore non ha i dati effettivi e fattura al fornitore sulla base di dati stimati;
  3. si rileva un malfunzionamento del contatore e il distributore procede a ricalcolare i consumi inviando apposite comunicazioni ai fornitori competenti.

Come si evince dalla casistica solo nel caso 1 il disservizio è da imputare al fornitore negli altri casi dipende dall’attività del distributore.

I casi elencati generano comunque un ricalcolo dei consumi (effettivi e non meramente presunti) che dà origine al conguaglio in positivo per l’utente (storno di fatture pregresse con comparsa di un credito) o in negativo (imputazione nuovi consumi). Tale ricalcolo, in considerazione della natura del contratto di somministrazione, può essere effettuato anche a distanza di anni, in quanto la prescrizione stabilita per legge in materia è di 5 anni a decorrere dal momento in cui sorge il diritto del venditore a percepire la maggior somma per il consumo effettivamente rilevato. Detto termine, nel caso di somministrazione di energia, inizia a decorrere dal momento in cui è indiscutibilmente certo lo scostamento tra il consumo presunto (quindi fatturato) e il consumo effettivo.

Accertato che un contatore è esente da vizi e da difetti di funzionamento (il costo dell’accertamento è a carico dell’utente finale ma il distributore non può opporsi) le misure effettuate dal contatore sono da ritenersi attendibili e pertanto, nel caso di rilevazione di consumi maggiori rispetto a quelli presunti (indi fatturati), risulta certamente corretta e legittima la richiesta del conguaglio in ragione del maggior prelievo di energia calcolato sul periodo oggetto di indagine (che, si ricorda, non può retroagire di oltre 5 anni).

Se invece si evince, da un controllo del distributore stesso, che il contatore presenta difetti tali da incidere sulla misura dei consumi si possono profilare due situazioni differenti. Infatti, nel caso in cui sia indiscutibilmente certo il momento in cui il contatore ha manifestato il malfunzionamento e sia, inoltre, assolutamente certo il tipo di vizio, talché sia individuabile senza dubbio alcuno il margine di errore che la misurazione presenta, è possibile ricostruire a posteriori gli effettivi consumi di energia attraverso un calcolo matematico che tenga conto del correttivo da applicare in ragione del margine di errore dello specifico contatore utilizzato per la rilevazione. Anche in questo caso, purché sia sempre rispettato il contraddittorio tra le parti, ovvero le operazioni di verifica sul contatore siano condotte secondo quanto stabilito in materia dalle pertinenti norme e sia consentita la partecipazione dei soggetti interessati, la fatturazione del surplus così rilevato e calcolato risulta incontestabile.

Diversa è, invece, l’ipotesi in cui non sia identificabile (per carenza di controlli periodici sul contatore o per altre ragioni) il momento in cui il contatore abbia iniziato a derivare oppure non possa essere determinato in maniera precisa il difetto di tale strumento di misura. Il malfunzionamento deve essere accertato (di regola c’è un verbale del tecnico che deve essere firmato dall’utente) senza che, tuttavia, sia fornita prova certa del momento in cui sarebbe iniziato il malfunzionamento del contatore. Non dovrebbe essere ammissibile la richiesta di un pagamento basata su un difetto di funzionamento (dimostrato nella sostanza ma indeterminato in senso temporale), considerato che manca certezza del momento iniziale relativo al difetto manifestato dallo strumento di misura che costituisce l’unico elemento utilizzabile per la ricostruzione a posteriore dei consumi avvenuti in precedenza.

In ogni caso, grazie ai servizi di reportistica svolti dalla nostra società puoi tenere sotto controllo i consumi e verificare eventuali anomalie, in ogni caso, periodicamente è consigliabile richiedere una verifica del contatore facendosi rilasciare apposito verbale dal distributore competente.

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L’applicazione dell’aliquota IVA nel campo dell’energia elettrica

Autore: ServiziPerUtenzePubblicato il Data:

L’imposizione fiscale in materia di imposta sul valore aggiunto (IVA) è disciplinata dal D.P.R. 26.10.1972 n. 633 (modificato più volte). Nel dettaglio l’articolo 16 stabilisce l’aliquota del 22% come aliquota ordinaria, richiamando l’applicazione di un’aliquota ridotta del 10% per le operazioni che hanno per oggetto i beni e i servizi elencati nell’allegata Tabella A.

L’energia elettrica compare nella parte III della  Tabella A allegata al D.P.R. 26.10.1972 n. 633 e in particolare si deve vedere, tra l’elenco,  il punto 103 che riporta:

103) energia elettrica per uso domestico; energia elettrica e gas per uso di imprese estrattive, agricole e manifatturiere comprese le imprese poligrafiche, editoriali e simili; energia elettrica per il funzionamento degli impianti irrigui, di sollevamento e di scolo delle acque, utilizzati dai consorzi di bonifica e di irrigazione; energia elettrica fornita ai clienti grossisti di cui all’articolo 2, comma 5, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79; gas, gas metano e gas petroliferi liquefatti, destinati ad essere immessi direttamente nelle tubazioni delle reti di distribuzione per essere successivamente erogati, ovvero destinati ad imprese che li impiegano per la produzione di energia elettrica”;

Con la circolare del Ministero delle Finanze  n. 26 del 19 marzo 1985  è stato precisato che per l’individuazione delle imprese beneficiarie occorre fare riferimento al D.M. 29 ottobre 1974 che deve intendersi sostituito dal D.M. 31 dicembre 1988 in vigore dal 1° gennaio 1989, recante la tabella dei coefficienti di ammortamento, nel quale le imprese estrattive e manifatturiere sono quelle comprese nei gruppi da IV a XV:

  • industrie estrattive di minerali metalliferi e non (gruppo IV);
  • industrie manifatturiere alimentari (gruppo V);
  • industrie manifatturiere del legno (gruppo VI);
  • industrie manifatturiere metallurgiche e meccaniche (gruppo VII);
  • industrie manifatturiere dei minerali non metalliferi (gruppo VIII);
  • industrie manifatturiere chimiche (gruppo IX);
  • industrie manifatturiere della carta (gruppo X);
  • industrie manifatturiere delle pelli e del cuoio (gruppo XI);
  • industrie manifatturiere tessili (gruppo XII);
  • industrie manifatturiere del vestiario, dell’abbigliamento e dell’arredamento (gruppo XIII);
  • industrie manifatturiere della gomma della guttaperga e delle materie plastiche (gruppo XIV);
  • industrie poligrafiche, editoriali ed affini (gruppo XV).

Così che, ai fini dell’inquadramento o meno di una impresa tra quelle beneficiarie dell’aliquota IVA agevolata del 10 per cento, occorre verificare, in prima istanza, se l’attività interessata rientra o meno tra quelle di cui ai gruppi da IV a XV del D.M. del 31 dicembre 1988 e, qualora l’attività esercitata non sia classificabile nei predetti gruppi, potrà farsi utile riferimento alla classificazione ATECO 2007 al fine di verificare se la stessa, in quanto rientrante nella sezione C, possa considerarsi “attività manifatturiera”.

Elementi utili ai fini della classificazione di un’attività tra quelle manifatturiere possono desumersi anche dalle note esplicative dell’ISTAT alla suddetta classificazione laddove si legge che “le unità manifatturiere possono:

  • lavorare direttamente i materiali;
  • subappaltare una parte della lavorazione dei materiali;
  • subappaltare l’intera lavorazione dei materiali propri e non, mantenendo la proprietà legale ed i brevetti del prodotto;
  • portare a termine le lavorazioni subappaltate menzionate sopra.

COSA FARE SE SI PENSA DI AVERNE DIRITTO?

Ai fini dell’applicazione dell’aliquota ridotta le imprese utilizzatrici che ne hanno titolo debbono inviare alle imprese erogatrici apposita richiesta scritta, valida fino a revoca, contenente la dichiarazione, sotto la propria responsabilità, di trovarsi nelle condizioni soggettive previste dalla legge e che l’energia elettrica sarà utilizzata nell’esercizio dell’impresa estrattiva o manifatturiera o altro caso espressamente previsto dal punto 103 della Tabella A parte III del D.P.R. 633/72.

Tutti i fornitori hanno al riguardo previsto apposita modulistica sui propri siti.

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Prezzi del mercato all’ingrosso dell’energia elettrica- aggiornamento mensile (dati €/MWh)

Autore: ServiziPerUtenzePubblicato il Data:

I valori solo espressi in €/Mwh e non comprendono le perdite di rete. Il PUN per fasce rappresenta una media dei prezzi orari che si formano giornalmente nel mercato all’ingrosso (fisico) e che per prassi costituiscono il principale riferimento degli operatori della vendita di energia.

Fonte: I suddetti prezzi sono pubblicati dalla società Gestore del Mercato Elettrico S.p.a. e reperibili sul sito www.mercatoelettrico.org nella sezione delle statistiche

 

2014 F1 F2 F3 PUN
Gennaio 69,000 66,960 48,950 59,270
Febbraio 61,310 59,860 38,870 51,340
Marzo 53,620 55,590 36,850 46,730
Aprile 49,670 55,660 38,370 45,760
Maggio 48,300 55,990 40,240 46,660
Giugno 52,620 52,300 40,780 47,020
Luglio 48,900 50,140 42,270 46,420
Agosto 47,040 52,660 44,380 47,170
Settembre 62,390 63,520 51,270 57,970
Ottobre 69,280 70,680 51,700 62,230
Novembre 67,250 60,390 43,460 54,590
Dicembre 70,550 67,770 49,140 59,580
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Audit energetici obbligatori per le grandi imprese: scadenza 5 dicembre 2015

Autore: ServiziPerUtenzePubblicato il Data:

Il quadro normativo europeo

L’articolo 2 della Direttiva 2012/27 definisce l’audit energetico come “una procedura sistematica finalizzata ad ottenere un’adeguata conoscenza del profilo di consumo energetico di un edificio o gruppo di edifici, di una attività o impianto industriale o commerciale o di servizi pubblici o privati, a individuare e quantificare le opportunità di risparmio energetico sotto il profilo costi-benefici e a riferire in merito ai risultati.”

L’articolo 8 poi entra nel merito è al comma 4 prevede l’obbligo, per le imprese non PMI, di svolgere audit energetici ad opera di esperti qualificati e/o accreditati entro il 5 dicembre 2015 e almeno ogni quattro anni dalla data del precedente audit energetico.

Il comma 5 dell’art. 8 rimanda all’Allegato VI per i criteri minimi fondati che sono i seguenti:

a) sono basati su dati operativi relativi al consumo di energia aggiornati, misurati e tracciabili e (per l’energia elettrica) sui profili di carico;

  1. b) comprendono un esame dettagliato del profilo di consumo energetico di edifici o di gruppi di edifici, di attività o impianti industriali, ivi compreso il trasporto;
  2. c) ove possibile, si basano sull’analisi del costo del ciclo di vita, invece che su semplici periodi di ammortamento, in modo da tener conto dei risparmi a lungo termine, dei valori residuali degli investimenti a lungo termine e dei tassi di sconto;
  3. d) sono proporzionati e sufficientemente rappresentativi per consentire di tracciare un quadro fedele della prestazione energetica globale e di individuare in modo affidabile le opportunità di miglioramento più significative.

Gli audit energetici consentono calcoli dettagliati e convalidati per le misure proposte in modo da fornire informazioni chiare sui potenziali risparmi. I dati utilizzati per gli audit energetici possono essere conservati per le analisi storiche e per il monitoraggio della prestazione.”

Il quadro normativo italiano

La normativa europea è stata recepita in Italia dall’articolo 8 del D.Lgs. 102/2014:

“ 1. Le grandi imprese eseguono una diagnosi energetica, condotta  da società di servizi energetici, esperti in  gestione  dell’energia  o auditor energetici e da ISPRA relativamente  allo  schema  volontario EMAS, nei siti produttivi localizzati sul territorio nazionale  entro il 5 dicembre 2015 e successivamente ogni 4 anni, in  conformità  ai dettati di cui all’allegato 2 al presente decreto.”

 

 

Si evidenzia che a partire dal 19 luglio 2016 gli audit/diagnosi dovranno essere realizzati esclusivamente da  soggetti certificati  da  organismi  accreditati  ai  sensi  del   regolamento comunitario n. 765 del 2008

Per capire chi sono le “Grandi Imprese” dobbiamo rifarci alla normativa europea che non parla di Grandi Imprese ma dispone che tutto ciò che non sia PMI è grande impresa. Tale principio è chiaramente espresso al comma 6 dell’articolo 8 della Direttiva.

Si ricorda che le PMI sono quelle imprese che soddisfano i seguenti requisiti:

  • impiegano meno di 250 persone
  • il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro o il cui totale di bilancio non supera i 43 milioni di euro.

L’aspetto controverso della normativa italiana è che riporta la locuzione “siti produttivi” introducendo un obbligo che sembra applicarsi al singolo edificio, alla singola filiale, alla singola sede a prescindere dalla rilevanza energetica di quell’edificio. Su questo punto possibile che prima della scadenza vi siano dei chiarimenti ministeriali in merito.

Le diagnosi energetiche sono condotte sulla base dei criteri minimi fissati nell’Allegato 2 al D.Lgs e identici all’allegato VI della Direttiva Europea (sopra riportati).

Sanzioni

Le sanzioni sono di due tipologie:

  • omessa diagnosi da 4.000 a  000 €;
  • diagnosi non conforme da 2.000 a 20.000 €.

Esclusioni

L’ obbligo  non si applica alle grandi imprese che hanno adottato sistemi di gestione conformi EMAS e alle norme ISO 50001 o EN ISO 14001, a condizione che il sistema di gestione  in  questione  includa  un  audit  energetico realizzato in  conformità  ai  dettati  di  cui  all’allegato  2  al presente decreto.  I  risultati  di  tali  diagnosi  sono  comunicati all’ENEA e all’ISPRA che ne cura la conservazione.

 

 

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